Oggi anche l’ultimo letto dei quattro della stanza d’ospedale è stato occupato. Tra le lenzuola piegate a squadra sul fondo, bianche di candeggina, è spuntato un cinquantenne silenzioso. Le braccia lungo i fianchi, lo sguardo fisso al soffitto. Attorno a lui sono piantati altri tre uomini, ugualmente silenziosi, lo sguardo sul letto. Il quarto è seduto, una mascherina su naso e bocca lo fa sembrare più affranto degli altri. Uno, il più giovane barbuto e teso, si avvicina ogni tanto, cerca di incontrare gli occhi del malato, si fa sussurare qualcosa all’orecchio. Nessun suono più alto di quel bisbiglio si alza dai cinque.
L’allegra caciara della visita domenicale dei nipotini che si svolge tutto intorno non scuote il capanello. Aspettano, seri, la guarigione o la morte che devono arrivare, sembra, con passo lieve.

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