Il buio addosso

Sono inciampata di nuovo.
Ogni volta che decido di leggere un autore quasi mio coetaneo, in questo caso Marco Missiroli è più giovane di me di tre anni, rimango delusa. Forse ho sbagliato libro e dovevo partire da Senza coda, chissà.
Il buio addosso mi ha lasciato un’incomprensione cosmica in bocca.
Cosa voleva dirci? Sempre che volesse dirci qualcosa l’autore scrivendo questa sorta di favola scontata. Può essere che voleva riaffermare che i diversi vanno rispettati e accettati, che non bisogna aver paura delle differenze?
Non voglio credere di aver letto una storia così ritrita, sicuramente mi sfugge qualcosa. Ma cosa?
I personaggi sono piatti, tagliati con l’accetta, non cambiano di una virgola dall’inizio alla fine; la storia è estremamente prevedibile, l’ambientazione anche, il periodo e il luogo non sono ben definiti, per lasciare aperta la porta all’universalità suppongo, con il risultato però di una nebbiolina che tutto pervade. Insomma non rimane proprio niente a cui attaccarsi.

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